06-08-03, pag. 7, Cagliari
 
 
 
Sant’Antioco, un tempio dedicato a una divinità femminile
I mille tesori nascosti della storia



  CARBONIA. Le sorprese, in qualche caso anche clamorose, non sono mancate anche quest’anno. Gli antichi popoli venuti dal mare, che hanno abitato il Sulcis a partire da settecento anni prima di Cristo, continuano a stupire. E le campagne di scavo che ogni anno si susseguono nell’area di Monte Sirai, e in quella di Sulky, dove fenici e punici erano di casa, continuano a consegnare agli archeologi spezzoni della loro cultura e della loro vita, ampliando conoscenze che sembravano già definitive.  La campagna di scavo, che è durata quest’anno dal 23 giugno al 1 agosto ha interessato aree diverse del territorio sulcitano dove già gli archeologi erano intervenuti negli anni precedenti, secondo un programma scientifico che, per le dimensioni dei siti e per la ricchezza degli antichi insediamenti, potrebbe durare centinaia di anni. Un programma che acquista sempre più un aspetto internazionale e che vede impegnati, coordinati di Piero Bartoloni dell’università di Sassari e di Paolo Bernardini della sovrintendenza cagliaritana, archeologi e studenti provenienti da università di tutto il mondo. All’attenzione degli studiosi, quest’anno, i siti fenici e punici della necropoli di Monte Sirai, l’area del cronicario di Sant’Antioco, dove esiste il più antico agglomerato sardo, e il nuraghe Sirai, alla base della collina omonima, che sta diventando una miniera notizie sulla “convivenza” degli antichi sardi con le popolazioni giunte dal mare e sulla storia delle popolazioni sarde e fenicie in riferimento alle effetti violenti della invasione cartaginese della Sardegna avvenuta intorno al 540. Fuori dall’area oggetto specifico dello scavo, è arrivata quest’anno anche una scoperta clamorosa, che obbligherà probabilmente gli studiosi ad una revisione di molte teorie. Nel territorio di Matzaccara, a cinquecento metri dal mare, il gruppo diretto dall’archeologo Stefano Finocchi ha identificato una vasta necropoli risalente al 3000 avanti Cristo, composta da almeno 28 circoli megalitici, del diametro variabile tra i 15 e gli otto metri, simili a quelli rinvenuti finora nell’area di Arzachena e che obbligheranno sicuramente ad una nuova lettura di quella che finora era stata definita la “cultura della Gallura”. Ma non è stata l’unica novità della campagna. Nei pressi del nuraghe Sirai, uno dei pochissimi intatti dell’intera isola, l’equipe di Carla Perra ha riportato alla luce il camminamento di ronda che si snodava attorno alla torre, con una scala d’accesso. Il ritrovamento di resti di armi, negli strati del sesto secolo, che documentano la guerra degli abitanti del villaggio e quelli della collina contro gli invasori cartaginesi. Non sono mancate le sorprese, soprattutto scientifiche, sull’area della necropoli di Monte Sirai. Gli scavi condotti da Massimo Botto hanno riportato alla luce una nuova serie di sepolture. A parte la scoperta di un numero abnorme di tombe ad inumazione nella fase fenicia, superiore a quella che si registra in tutte le altre necropoli, ha meravigliato la presenza di numerose tombe di bambini, deposti all’interno di anfore, create intenzionalmente a fianco o all’interno di precedenti tombe fenicie. E che sembrano far ipotizzare una sorta di rituale di accompagnamento dei piccoli defunti. Novità anche a Sant’Antioco, dove l’equipe di Lorenza Campanella ha identificato un tempio, forse dedicato ad una divinità femminile, che ha restituito oggetti votivi, tra i quali un prezioso falcetto in argento con manico d’osso.(g.f.n.)