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MARTEDÌ, 12 AGOSTO 2003
 
Pagina 8 - Sardegna
 
SULCIS-IGLESIENTE
 
Un territorio penalizzato dalla mancanza di strutture
 
 
 
 

 CARBONIA. Turismo in calo nel Sulcis-Iglesiente. La stagione 2003 fa registrare gravi flessioni sia negli arrivi che nelle presenze. Se gli italiani hanno dimostrato di gradire ancora le località più suggestive del territorio, non altrettanto può dirsi per gli stranieri. In forte calo i tedeschi, pochissimi gli inglesi ed i francesi. Il territorio sta pagando la mancanza di strutture ricettive o meglio la loro distribuzione non uniforme. I posti letto infatti ci sono, ma si trovano concentrati solo in alcune aree.
 In questa situazione a farne le spese è soprattutto il Basso Sulcis dove fa eccezione Sant’Anna Arresi, mentre tengono a malapena le isole minori, Carloforte in testa e Sant’Antioco a ruota che, però, a loro volta vedono calare le presenze straniere. Nelle strutture ricettive del territorio, costituite da 37 alberghi e 5 camping, nello scorso anno si registrarono 60.016 arrivi e 264.962 presenze. Quest’anno sarà impossibile raggiungere questi risultati ed anzi si prevede un calo non inferiore al 5 per cento. La stagione dura non più di due mesi all’anno, in pratica la metà della durata media regionale: «Nonostante gli sforzi promozionali per rilanciare le zone interne e le vacanze fuori stagione il nostro rimane un turismo balneare - commenta, Antonio Esu, presidente della Comunità montana del Basso Sulcis - il comparto rappresenta appena il 3% del dato regionale ed il 10% di quello provinciale».
 Non va meglio nel resto dell’Iglesiente, dove i progetti di turismo integrato, mare-cultura-gastronomia e ambiente marciano a ritmo ridotto e l’offerta rimane ancorata al turismo balneare, peraltro penalizzato dalla mancanza di infrastrutture e da vie di comunicazione del tutto inadeguate e insufficienti. A fronte di un’offerta carente sotto molti punti di vista e a una domanda in caduta libera, le località turistiche del Sulcis-Iglesiente scontano, comunque, l’effetto euro, con un aumento dei prezzi, per lo più ingiustificato, che ha equiparato, solo nei costi, Carloforte, Portopino e Sant’Antioco alle blasonatissime e carissime, Porto Rotondo e Baia Sardinia. (e.cam.)