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02 giugno 2003 %%sezione%% Pagina 14
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il verdetto
Lo studioso boccia la proposta di costruire in mare un sito per i residui

Portoscuso La posidonia non lo vuole, le falde acquifere nemmeno e darebbe fastidio a tutte le forme di vita presenti nella laguna di Boi Cerbus. Bocciatura senza appello per l’ampliamento sul mare con un sistema di dighe del bacino dei fanghi rossi. Firmato Virginio Bettini, il professore di Scienze ambientali ed esperto in Valutazione di impatto ambientale. «La situazione ambientale non consente l’ampliamento a mare per ragioni di carattere geologico e geomorfologico - spiega professor Bettini - senza dimenticare l’incidenza sulla situazione biologica della costa, in particolare sulla colonia di posidonia oceanica». E si stupisce, il professore, che il progetto presentato dall’Eurallumina non abbia approfondito lo studio della posidonia. «Esistono diversi metodi, ad esempio si sarebbe potuto procedere con il “towfish”, uno strumento che dalle profondità marine invia le immagini di ciò che stiamo studiando. In questi campi non possiamo agire per approssimazione, dobbiamo essere in grado di prevedere alla perfezione quale sarà la reazione dell’ambiente all’intervento dell’uomo». E non è solo la scarsa considerazione della posidonia a giustificare il no deciso all’ampliamento verso il mare del bacino di Sa Foxi. Altri rilievi fatti da Bettini e il suo team: manca un impatto cumulativo, non si è presa in considerazione l’area vasta di Portoscuso e, dulcis in fundo, chi garantisce che il nuovo bacino non avrà delle perdite come già avvenuto in quello attuale? Rilievi tecnici, spiegati alla platea attentissima. E alla fine il verdetto: l’ampliamento a mare non può essere fatto. Parola di scienziato. E l’ampliamento verso est, il cosiddetto sito sulla terraferma? «Sicuramente il male minore. A patto che sia ripristinato il corso originale del rio Paringianu, necessario per la riqualificazione ambientale dell’intera area. Non si potrà prescindere da due adempimenti tecnici. Prima di tutto l’analisi del rischio ambientale dovrà essere estesa a tutta l’area vasta, caratterizzata dagli impianti produttivi di Portoscuso. Inoltre si dovrà procedere alla valutazione degli impianti cumulativi e ad uno studio di tutto il Golfo di Palmas e del suo entroterra». Quale futuro per l’area che ospita il bacino? «La centrale Monteponi deve essere recuperata - conclude - potrebbe diventare un museo ed ospitare un centro di formazione e controllo ambientale». Ora che la scienza si è pronunciata quale indirizzo prenderà la Giunta? «Non conosciamo la proposta della Regione - afferma l’assessore all’Ambiente Angelo Cremone - Bettini ha posto alcune condizioni per l’ampliamento ad est e noi ci atterremo a queste indicazioni».

Antonella Pani


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