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Proteste dei sindaci. Esclusi dalla decisione i progetti già approvati

«Sardegna, basta cemento» Un divieto di due chilometri

La giunta Soru: non si costruisce più vicino al litorale

DAL NOSTRO INVIATO
CAGLIARI - Due chilometri aveva annunciato e due chilometri sono: in uno dei primi provvedimenti da presidente Renato Soru ha fissato la distanza dal mare entro la quale il cemento sarà vietato sulle coste della Sardegna. E’ una misura provvisoria, valida soltanto per tre mesi, il tempo necessario al consiglio regionale per approvare una legge che stabilisca le norme definitive in materia di urbanistica sui litorali. Il limite dei duemila metri è contenuto in una deliberazione che ha avuto il consenso dalla giunta dopo una riunione fiume e non senza qualche resistenza. Il limite precedente era di 300 metri. «E’ largamente insufficiente», sosteneva da tempo Soru, mentre i Ds erano favorevoli a mantenerlo. La giunta ha anche dato il via libera a un disegno di legge (che verrà presentato subito in consiglio): stabilisce che fino a quando la Sardegna non si doterà di un piano paesistico territoriale generale, il limite dei 2 chilometri rimarrà in vigore.


TURISMO SOSTENIBILE - Soru ha voluto far capire che fa sul serio: poiché è quasi impossibile che in tre mesi venga approvato un pacchetto di norme urbanistiche, è chiaro che la distanza minima di costruzione dal mare è destinata a rimanere a lungo. Un anno, si prevede. «Abbiamo un’idea del turismo sostenibile per la Sardegna e abbiamo compiuto i primi atti per realizzarla - ha affermato il governatore -. Il turismo non è un’attività edilizia, ma un uso attento della risorsa ambientale e deve essere valutato non tanto per quello che costruisce, ma per le ricadute sull’intera economia. I limiti definitivi comunque varieranno da zona a zona». Il ricorso alla deliberazione accompagnata da un disegno di legge ha una spiegazione tecnica: la giunta ha il potere di fissare un limite provvisorio di inedificabilità, ma può chiederne il rinnovo soltanto una volta. Quindi per complessivi sei mesi. Con il disegno di legge il provvedimento viene reso permanente: rimarrà in vigore fino all’approvazione del piano paesistico, che sarà uno soltanto per tutta la Sardegna e non 14 come era invece nelle norme approvate gli scorsi anni e inoperanti perché il Tar ne aveva bocciato ben 13. Contro il limite fatto approvare da Renato Soru c’era stato un annuncio di rivolta degli amministratori dei comuni costieri e anche ieri mattina, quando sono trapelate le indiscrezioni, il sindaco di Villanova Monteleone, costa nord ovest dell’isola, ha parlato di un «colpo mortale all’economia sarda» e ha invitato il governatore «a sospendere ogni decisione e a consultare prima gli enti locali».


SEGNALI NEGATIVI - Perplessità anche da parte di molti imprenditori. Il californiano Tom Barrack, proprietario della Costa Smeralda, dopo una prima entusiastica adesione, ha fatto marcia indietro e si è schierato a fianco dei sindaci: «Non investirò una lira in Sardegna, i miei terreni sono tutti oltre i 2 chilometri. Non andrò via, ma porterò i miei capitali in altre coste del Mediterraneo». Dai sindaci arrivano i primi segnali di guerra: si annunciano ricorsi e impugnazioni per illegittimità. Ma non ci sarà il blocco totale delle attività edilizie sui litorali; dall’applicazione sono infatti escluse le zone A e B (cioè i centri urbani) e, naturalmente, i diritti acquisiti su progetti approvati in base a norme in vigore. Il limite dei 2 chilometri non dovrebbe essere applicato anche ai 19 comuni che hanno già approvato il piano urbanistico comunale, fra i quali Santa Teresa di Gallura, contestato dagli ambientalisti. La misura adottata dalla giunta di Renato Soru non è una novità assoluta. Già una legge del 1989 prevedeva un vincolo di non edificabilità a 2 chilometri dal mare, vincolo che avrebbe potuto essere tenuto in vigore fino all’approvazione dei piani paesistici e comunque per un periodo non superiore ai 30 mesi. Ma quella norma non è stata mai applicata.
A. Pi.


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