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Soru: ricompriamo i tesori dei privati

Sardegna, aree pubbliche per il turismo. «Via gli Usa dalla Maddalena, ne parlerò al premier»

CAGLIARI - Casa cubica, stessa pietra chiara della Basilica di Bonaria, qui a un passo. Sculture moderne. Luce dal mare, vista sul porto, pomeriggio brillante e tiepido: Cagliari è il nostro tropico educato, ma gli italiani raramente se ne ricordano. In luglio Renato Soru, presidente della Regione Sardegna da poche ore, rispondeva così a un articolo sul Corriere («Soru e la Sardegna: dov’è il progetto?»): «La vera sfida partirà dopo l’estate (...). Se vorrete ascoltarmi, sarei felice di parlarvene dopo i clamori agostani. In inverno». E i sardi non dimenticano; i giornalisti (qualche volta) nemmeno.
Il 25 novembre il Consiglio regionale ha approvato la «legge salvacoste» che blocca per 18 mesi le costruzioni nella fascia entro i due chilometri dal mare, in attesa del Piano paesaggistico regionale. I precedenti Piani territoriali paesistici (Ptp) erano infatti decaduti e questo apriva le porte a quelli che Soru chiama «i metrocubisti» sostenuti con entusiasmo da molti sindaci costieri.
«Legge salvacoste». Molti, qui a Cagliari, mi sono sembrati sorpresi.
«E perché? L’avevamo scritto nel programma della coalizione che saremmo intervenuti. Decaduti i Ptp e, in assenza di misure di salvaguardia, la cubatura raddoppiava: stava ricominciando il sacco delle coste, la corsa al villaggio turistico. E cosa ne avremmo ricavato? Cento posti di cameriere stagionale, nessuno sviluppo del territorio. Una specie di "estrazione turistica". Come accadeva nell’industria mineraria: si arriva, si sfrutta quel che c’è da sfruttare, si lascia, si passa ad altro. No. Le famiglie non si mantengono svendendo gioielli. La Sardegna deve creare, non svendere ricchezza, offrire servizi e cultura».
A proposito di gioielli: la spiaggia di Montirussu (Aglientu), di cui il "Corriere" si è (pre)occupato più volte, è salva?
«Salva. Lì non si costruisce più. La legge blocca quell’intervento».
Il turismo che non vorrebbe vedere in Sardegna?
«Quello dell’esperienza avulsa. Il turista portato e impacchettato, che non sa neppure dov’è. Oltretutto, se ci mettiamo su questa strada, perdiamo. Costo del lavoro: alle Maldive e a Sharm-el-Sheik è più basso. Distanza: la Croazia è più vicina ai nostri mercati. Stagione "sole&mare": qui dura quattro mesi, altrove molto di più».
Ci metta pure i prezzi. La Spagna costa meno. E l’offerta: i sardi non sempre si sono rivelati imprenditori turistici entusiasti.
«Dobbiamo diventarlo. Dobbiamo imparare a offrire servizi, non solo muri e muratori».
La Costa Smeralda?
«Diciamo che non sta conoscendo la sua stagione migliore. Lo sviluppo non si misura in metri cubi: ragionare così è la fine. Tom Barrack ha chiesto un incontro. Lo incontro volentieri, il 9 dicembre. Immagino vorrà dirmi qualcosa dei loro progetti, che però dovranno avvenire all’interno di regole. Non sono le norme generali che devono adattarsi agli imprenditori, infatti, ma gli imprenditori alle norme generali».
Villa Certosa di Berlusconi. Impugnerà il segreto di Stato? (Lungo silenzio). «Io dico solo che i lavori in una casa privata non possono essere coperti dal segreto di Stato. Le amministrazioni locali non li hanno potuti vedere e non è giusto. Comunque, per questo, c’è il Tribunale di Tempio Pausania. Se proprio vogliamo parlare di desecretazioni, m’interessa molto di più la base americana della Maddalena».
Ha anticipato la prossima domanda. Me l’aveva suggerita anche Alberto Pinna, l’inviato del "Corriere" in Sardegna.
«Mettiamola così: sulla Sardegna grava il 60% delle servitù militari in Italia. E da 32 anni ospitiamo a Maddalena una base frequentata da sottomarini a propulsione nucleare, con nave appoggio. Diciamo che abbiamo già dato. La Sardegna è un soldato stanco: vuol essere congedato».
Traduco: chiedete agli americani di chiudere la base.
«Appunto. L’Arcipelago della Maddalena, meraviglioso e affollato, è il posto meno adatto per ospitare una base nucleare. Perché possono succedere incidenti, come è infatti accaduto di recente. Avere quei sommergibili nel Mediterraneo era necessario, in un certo momento storico? Probabilmente sì. Ma adesso il mondo è cambiato. Troviamo un’altra soluzione. L’Arcipelago serve al nostro sviluppo».
Ha visto l’ambasciatore Sembler?
«Sì e abbiamo parlato di diverse cose. Ci siamo lasciati con la promessa che verrà a trovarmi tra due o tre mesi».
Ne ha già parlato con Berlusconi?
«Ho mandato una lettera. Ne ho parlato con Letta, in attesa di un appuntamento col presidente del Consiglio, per chiedere formalmente di rivedere gli accordi con gli amici americani».
Torniamo alla «legge salvacoste». E’ vero che volete imitare il National Trust britannico e ricomprarvi pezzi di territorio per valorizzarlo?
«Se esistono aree di particolare pregio a prezzi ragionevoli potremmo ritirarle dai privati, anche attraverso sottoscrizioni pubbliche».
Il turismo non è importante solo in Sardegna. E’ una grande industria italiana, oggi un po’ nei guai. Puntate a diventare un esempio per altre regioni?
«Non ho di queste ambizioni. Mi basta fare quello che posso per la Sardegna, cui sono legato - lo ammetto - in modo viscerale. Dobbiamo pensare a questa generazione: abbiamo il 18% di disoccupazione e un reddito pro-capite del 35% inferiore a quello nazionale. E dobbiamo pensare alle prossime generazioni, evitando di distruggere questa terra».
Rapporti coi partiti. All’inizio la sopportavano a malapena.
«E’ vero, all’inizio della mia candidatura: poi però abbiamo vinto insieme. Ora con la coalizione va molto bene, la fermezza sulla legge salvacoste è un esempio. Quando l’opposizione ha presentato duemila emendamenti per bloccare la legge, l’abbiamo tenuta lì giorno dopo giorno fino alle tre del mattino fintanto che il centrodestra ha convenuto che non si può trattare il Consiglio regionale in quel modo».
La chiamano «dilettante».
(Un po’ irritato). «I dilettanti sono altri, come s’è visto. Non sono un dilettante. Sono un politico non professionista, è un’altra cosa».
In questi giorni l’opposizione l’attacca perché la Regione Sardegna, per una emissione di bond, si è rivolta a una banca che in passato ha fatto lo stesso per Tiscali (Royal Bank of Scotland).
«E’ buffo sentire Forza Italia che protesta per il conflitto d’interessi, ma indubbiamente il problema esiste».
Cos’ha fatto e ha intenzione di fare per risolverlo?
«Non ho più cariche in Tiscali, come avevo promesso. Ho chiesto aiuto a tre esperti, tra cui Guido Rossi: come risolvere il conflitto d’interessi in Sardegna, con una legge che valga, ora e nel futuro, per tutte le cariche della Regione. La notizia sulla banca invece è falsa».
Insieme con Illy a Trieste, Soru è una delle «facce che funzionano» del centrosinistra e non sono molte. Ma lei dice che, alla fine del mandato, lascia. Un pensierino a una carriera nazionale?
«Lo escludo abbastanza. Lo escludo».
Abbastanza?
Beppe Severgnini


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