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SABATO, 07 FEBBRAIO 2004
 
Pagina 5 - Regione
 
di Filippo Peretti
 
Brigata Sassari, è bufera sulle parole di Soru
 
Dure critiche da Esercito e Polo, imbarazzo nell’Ulivo. Replica: «Non volevo offendere»
 
 
 
«Offensivo sostenere che si va solo per lavoro e non per un ideale»
 

 CAGLIARI. E’ bufera, non solo politica, sulle parole pronunciate giovedì sera da Renato Soru sulla Brigata Sassari. Alla frase dell’imprenditore che ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione («melense trasmissioni televisive hanno spettacolarizzato il ritorno dei soldati da Nassiriya, quasi non fossero partiti per un posto di lavoro») hanno replicato con durezza sia il Centrodestra sia il colonnello Gianfranco Scalas, portavoce della missione italiana in Iraq. E mentre Mr Tiscali ha preannunciato una querela nei confronti del militare («non ho mai detto che i soldati sono dei mercenari»), c’è imbarazzo nel Centrosinistra, i cui vertici dei partiti, che hanno espresso solidarietà ai «sassarini», sono da tempo in rotta con Soru.
 La frase «incriminata» (c’era stato anche un brusio in una platea comunque favorevole) era stata pronunciata da Soru durante il convegno sulla lista unitaria dell’Ulivo per le elezioni europee. Il primo a prendere posizione, ieri, è stato Bruno Murgia, capogruppo di An. «A sinistra - ha detto - resiste il solito vecchio luogo comune: uno va a fare il soldato perchè non trova un altro posto di lavoro. Che si scelga di servire la propria patria perchè si ha qualche valore in testa non se ne parla nemmeno». I festeggiamenti? «Altro che immagini melense, è il riconoscimento per un’opera di bene svolta in Paesi lontani dove si soffre». Dopo aver ricordato «i valori comunitari ricordati anche da Ciampi, Murgia ha definito «cinico» l’intervento di Soru.
 Pietro Pittalis, portavoce di Forza Italia, ha detto che Soru «ha svilito i valori ideali e simbolici rappresentati dalla Brigata Sassari». E ha espresso «solidarietà» ai soldati «vanto e onore per tutti i sardi e, soprattutto, per coloro che sono impegnati in missioni di pace». Quello di Mr Tiscali, ha detto l’assessore Giorgio La Spisa, è un errore «ancora più grave per chi vuole avere responsabilità politiche».
 Durissima la reazione di Gianfranco Scalas: «Renato Soru ha il diritto di pensarla come crede, ma non di offendere i soldati della Brigata Sassari definendoli mercenari, poveri disoccupati in cerca di un lavoro». Firmandosi «un cittadino sardo», il colonnello dell’Esercito ha inviato una lettera-aperta all’imprenditore-candidato. Per esprimere «sconcerto» e per ricordare che non solo le tv sarde ma «tutti i mass media del mondo hanno “spettacolarizzato” la professionalità, lo spirito di reazione e le capacità di tutti i componenti della Brigata Sassari in Iraq». Scalas ha aggiunto: «I mille “Dimonio” non meritano di essere offesi, oltre a svolgere una professione che richiede nervi saldi, capacità e valori hanno trovato motivazioni per cui “Forza Paris” vuol dire veramente “Forza Insieme”». E’ ha espresso «rabbia» per le parole di Soru «avendo visto morire diciannove persone, di cui due stretti collaboratori in un un luogo lontano chiamato Nassiriya». Una «rabbia oggi superiore a quella trattenuta dopo l’attentato». Ma «per noi soldati vale comunque di più il sorriso di un disabile iracheno che ha ricevuto con affetto un carrozzella in un piccolo villaggio iracheno: quel sorriso è anche il nostro stipendio».
 «Nessun commento» da parte di Gian Valerio Sanna, leader della Margherita, che ha però manifestato «solidarietà ai soldati». Come Federico Palomba (Rinascimento): «Ho potuto ammirare i sassarini in Bosnia e se hanno scelto quel lavoro dobbiamo essergli ancora più grati». Palomba ha aggiunto: «Ed è sbagliato tirare in ballo l’Europa se la missione dei militari era rischiosa, la colpa è del governo italiano».
 In serata la replica di Soru a Scalas. «L’ex portavoce della missione in Iraq, già candidato alle ultime elezioni regionali per An, mi attribuisce parole che io non ho mai pronunciato quali “mercenari” e “poveri disoccupati”, riferite ai giovani della Brigata Sassari. Trattandosi di dichiarazioni di estrema gravità, sto valutando la possibilità di agire legalmente nei suoi confronti». Soru ha quindi detto che «la storia e l’impegno della Brigata Sassari appartengono a tutti i sardi e fanno parte della memoria e degli affetti di tantissime famiglie, compresa la mia. La Brigata Sassari e la Sardegna sono una cosa sola, e per questo non potevo offendere in alcun modo né essa né i suoi attuali componenti». Sottolineando che «in un un intervento in cui si parlava di Europa ho detto che se l’Europa fosse stata più forte e più coesa, probabilmente la Brigata Sassari non sarebbe dovuta andare a Nassirya (e io penso che sarebbe stato un bene), il leader di Progetto Sardegna ha spiegato: «Dopo aver ampiamente ricordato il valore e l’importanza della missione, ho lamentato il pericolo della spettacolarizzazione televisiva (con immagini al ralenty e musiche da film) che rischia di farci dimenticare le sofferenze di questi ragazzi e delle loro famiglie e la mancanza di una diversa opportunità di lavoro che, in non pochi casi, è all’origine della coraggiosa decisione di molti giovani soldati. In particolar modo mi preoccupa che, anche a seguito di tali immagini si stia moltiplicando l’adesione volontaria all’Esercito da parte dei giovani della nostra isola. A conferma di ciò, lo stesso generale Carta, comandante militare uscente della Sardegna ha oggi ribadito che “l’Esercito sta creando nuovi posti di lavoro, che entro il 2007 arriveranno a 5000 e che ha notevoli ricadute economiche sul territorio”. E il generale Dello Monaco, subentrato a Carta, ha sottolineato che “la Sardegna è attualmente una terra particolarmente generosa per l’Esercito”, elemento che può essere interpretato come segno di spirito patriottico, ma forse non solo». Soru ha concluso: «Ripeto che se in Sardegna le occasioni di affermazione del proprio impegno professionale fossero maggiori e di maggiore soddisfazione, non sarebbe necessario che i nostri figli imbracciassero un fucile e volassero in terre lontane».