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SABATO, 14 FEBBRAIO 2004
 
Pagina 8 - Cagliari
 
SANT’ANTIOCO
 
Olmi «scalpati», polemica ecologista
 
 
 
 

 SANT’ANTIOCO. Drastica potatura degli olmi di piazzale Pertini, l’Associazione ambientalista Italia Nostra ha emanato un comunicato stampa perché è fortemente preoccupata che «l’attuale intervento possa essere il presupposto per una totale eliminazione di quegli alberi.- scrive per il direttivo dell’Associazione Antonello Meli - Auspichiamo che l’Amministrazione non voglia procedere in tal senso». Già la scorsa primavera un gruppo di cittadini aveva presentato una richiesta in comune per eliminare gli alberi che a loro dire davano fastidio. Italia Nostra, preoccupata che non si procedesse in tal senso, era intervenuta presso l’assessore all’Ambiente Lucia Pittau. A distanza di un anno vista la potatura radicale, gli ambientalisti sono costretti a tornare sul tema. Sulla gestione del verde pubblico abbiamo sentito un esperto giardiniere e vivaista: «Credo che il problema maggiore - dice Paolo Balia, che lavora nel settore da diversi anni - sia il tipo d’approccio al verde pubblico. Intendo dire che gli interventi non appaiono programmati, se un albero disturba o si ritiene che disturbi lo si taglia. Da un’altra parte invece si pianta. Manca un progetto, una cultura del verde che inserisca le piante in un disegno di fruizione degli spazi». Balia sostiene che il problema non è dato da questa amministrazione in particolare, piuttosto da un modo di affrontare il tema che dura da vent’anni. E fa subito gli esempi, questa amministrazione ha levato i pini nella piazza alla marina, per trapiantarli sapendo che sarebbero morti. Sempre alla marina si decide di piantare palme, e non pare che quel tipo di alberi sia funzionale ad una fruizione della piazza. La stessa amministrazione ogni anno celebra con gli scolari la «Festa degli alberi». Per risalire a qualche anno addietro si pensi all’inserimento ai lati della via Matteotti di pini ad ombrello, a parte le conseguenze sulla sede stradale, perché le radici del pino sconquassano il fondo ed i marciapiede, la distanza tra una pianta e l’altra è breve e l’ombrello invade la carreggiata restringendo lo spazio utile per il traffico, soprattutto i mezzi pesanti. O si può pensare anche al Corso Vittorio Emanuele: «Contrariamente a quanto pensano alcuni - continua Balia - una volta vi era una cultura del verde che si è perduta col tempo». E proprio nel Corso, il salotto buono degli antiochensi ora le piante crescono in maniera selvaggia mentre prima avevano la forma squadrata. Quella forma, sostiene Balia, era funzionale da un lato a lasciar respirare le case e dall’altro ad evitare che le piante invadessero tutta la carreggiata. (c. f.)