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VENERDÌ, 23 LUGLIO 2004
 
Pagina 6 - Regione
 
«In cinque anni 120mila posti di lavoro»
 
Cgil Cisl e Uil chiedono «risposte immediate» alla giunta di Renato Soru
 
 
 
I tre leader confederali hanno inviato la loro «piattaforma» al presidente Disoccupazione al primo posto: «E’ possibile ridurla di due punti di percentuale ogni dodici mesi»
 

 CAGLIARI. La lista delle «cose da fare» è lunga cinque pagine e, per la creazione di posti di lavoro, c’è persino una tabella di marcia anno per anno che il sindacato chiede che venga rispettata dalla Regione: due punti di percentuale, dieci quindi in un lustro, per far crollare la disoccupazione dal diciassette all’otto-sette per cento. La risposta del presidente Renato Soru, o per ora almeno un segnale convincente, Cgil Cisl e Uil la vogliono subito.
 «Ci attendiamo - ha detto ieri mattina il neo segretario generale della Cgil sarda, Giampaolo Diana, in una conferenza stampa assieme ai leader di Cisl (Mario Medde) e Uil (Gino Mereu) - un’immediata convocazione: dalla qualità del tipo di confronto misureremo la coerenza di chi governa. D’altra parte non ci stiamo inventando niente: è stato proprio Soru a parlare per primo di “necessità di confronto” e di “ruolo fondamentale dei sindacati”. Ora aspettiamo».
 Ma al di là del faccia a faccia tra presidente e sindacati, probabilmente solo una questione di giorni, Cgil Cisl e Uil chiedono risposte concrete già nell’impostazione degli atti di programmazione. «Abbiamo bisogno - ha continuato Diana prima di passare all’esame del documento proposto a Soru - di una rottura netta col passato. Ci sono ventinove accordi di programma rimasti fermi: pure enunciazioni di principio senza una applicazione nel sistema produttivo ed economico-sociale. Le risposte devono passare innanzitutto per il Dpef. E poi per l’assestamento di bilancio e il confronto tra Stato e Regione. Solo lì potremo misurare davvero l’azione di governo».
 Un concetto ribadito anche da Mario Medde. «Non faremo sconti a nessuno - ha detto il segretario della Cisl - e stiamo iniziando una sfida per cambiare realmente la Sardegna. Al governatore chiediamo subito un calendario di incontri: con la giunta collegialmente e con i singoli assessori. Soprattutto con chi si occupa di sanità e lavoro». Una Sardegna che deve crescere senza sacrifici per le fasce più deboli. «Niente tagli - ha detto Medde - alle politiche sociali e al lavoro. Sull’occupazione, il nostro progetto non è fantascienza: recuperare punti di percentuale e raggiungere la media nazionale dell’otto per cento di disoccupazione è possibile. Naturalmente con manovre economiche appropriate». Medde si è soffermato anche sulle difficoltà finanziarie della Regione: «Abbiamo diecimila miliardi (ndc di vecchie lire) di debiti. La nostra proposta è una politica dei redditi: deve crescere il prodotto interno lordo regionale».
 Ma si deve fare in fretta. «Il tono pacato delle nostre richieste - ha detto Gino Mereu - non deve essere frainteso: saremo fermi, duri e intransigenti. Non c’è più tempo da perdere: negli ultimi anni la Sardegna si è bloccata, ma il resto d’Italia e d’Europa, non è rimasto lì ad aspettarci. Il processo riformatore deve partire subito: ormai la campagna elettorale è finita».
 Partenza a razzo, dunque, e senza alibi per nessuno. «E’ importante il confronto con lo Stato: la Sardegna - ha proseguioto il leader della Uil - ha il diritto di rivendicare ciò che le è dovuto. Ma prima la giunta deve pensare a rimettere a posto tutto ciò che non va bene: con le sue mani, senza l’aiuto di nessuno. Solo a quel punto, dopo che “ha fatto il suo”, può andare a combattere le sue battaglie con il governo di Roma». E poi un giudizio sulle proposte inviate mercoledì a Soru: «Non sono pagine di un romanzetto estivo da leggere e buttare via, è una piattaforma su cui tutti si devono confrontare. Quello che chiediamo è un cambiamento vero, non di facciata o a colpi di slogan. E il cambiamento ci sarà solo se chi è stato chiamato a governare farà quello che serve».
Stefano Ambu