«Il lungomare è del Comune»
Sant’Antioco, l’importante area ora è di proprietà del demanio



 SANT’ANTIOCO. «Dobbiamo sdemanializzare il lungomare - dice il consigliere Paolo Garau della lista Corongiu - ho fatto una proposta nella seconda Commissione Consiliare in cui lavoro e spero venga presa in considerazione». Il consigliere spiega perché il provvedimento si rende necessario. Negli anni scorsi l’Amministrazione, a più riprese, ha speso oltre diciassette miliardi delle vecchie lire per realizzare una serie di opere pubbliche che, per gli abitanti di Sant’Antioco producono solo spese, mentre generano introiti per il Demanio. La zona che va dalle pompe di aspirazione della ex Sardamag fino ai cantieri nautici di Sa Barra è interamente di proprietà del Demanio. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta del secolo scorso, l’Amministrazione comunale ha realizzato il porticciolo turistico, il parco giardino, la risistemazione delle piazze e del lungomare, sia per la parte lato mare come per quella più interna.
 Stanno per terminare poi i lavori per la realizzazione di un approdo per pescherecci e presto partiranno i lavori per la realizzazione di un secondo approdo. «Quando ho scoperto quanto ci erano costati quegli interventi - continua Garau - e quanto ci costa la manutenzione ordinaria dei luoghi, mi sono reso conto che dovevamo fare qualcosa». Il porticciolo è stato dato in gestione a privati, che gestisce anche il ristorante e paga un canone al demanio. Nel tratto terminale del Lungomare, quello che arriva fino a Sa Barra, si sono insediate diverse attività di cantieristica. Quella era l’area individuata per la realizzazione dei servizi alla nautica. Ora occorrerà verificare se con la stesura del nuovo piano regolatore del porto, quelle attività economiche siano ancora compatibili con la zona o non debbano trovare ospitalità nei terreni della ex Sardamag, dove già operano altri cantieri nautici. In ogni caso il Comune di Sant’Antioco dovrebbe essere in grado di regolare le attività nel lungomare in modo da armonizzare i diversi interventi senza dover rispondere al Demanio. Tanto più che i servizi di pulizia delle aree, così come l’illuminazione pubblica e gli altri servizi, vengono pagati dall’Amministrazione mentre i benefici, come il canone, vanno alla Regione. Per il nostro paese, che non ha un grande patrimonio pubblico ed è in stato gestione finanziaria problematico, entrare in possesso di quelle aree rappresenterebbe un indubbio vantaggio economico. L’operazione non dovrebbe essere eccessivamente complicata visto che ormai la competenza per il Demanio è passata dallo Stato alla Regione. All’assessorato all’ambiente occorre bussare per chiedere che sia realizzato quanto richiesto dal consigliere Garau. «Non si può tollerare a lungo di pagare costi così elevati - sottolinea Garau - e di non ricevere benefici. Credo che dobbiamo fare in modo che il nostro Comune sia padrone delle aree sul mare». Sembra che i membri della Seconda Commissione siano d’accordo con Garau per sollecitare l’Assessore alle Finanze Mario Esu perché intraprenda le azioni necessarie ad assicurare al Comune un patrimonio per il quale si è speso tanto. Ora che l’Autorità di riferimento per il demanio si trova a Cagliari, che tutto dovrebbe essere più facile. (c.f.)