Il Puc minaccia l’area archeologica
Troppi per Sant’Antioco 18mila abitanti Alcuni consiglieri chiedono modifiche

Critiche alla Sovrintendenza: «Come può aver autorizzato la distruzione di tutti quegli spazi?»



 SANT’ANTIOCO. Graziano Bullegas capogruppo dell’‘Isola che c’è’ e Marco Massa, segretario dei Democratici di Sinistra non hanno dubbi: «Occorre rimettere mano al piano urbanistico comunale - dicono i due esponenti politici - vi sono due questioni da risolvere, si deve impedire che si costruisca immediatamente a ridosso dell’area archeologica, circondando la zona con un anello di case. Bisogna ridimensionare un piano che prevede, in maniera molto irrealistica, di triplicare la popolazione, passando dagli undicimila abitanti a trentamila». La posizione dei due esponenti politici è quella di tutta la sinistra antiochense, che in questi giorni ha ritrovato, sulle questioni concrete, un metodo di lavoro comune. Al primo consiglio comunale utile la questione sarà posta sul tavolo. Sulle modifiche al Puc nella zona archeologica si era espresso anche Paolo Garau.
 «L’aspetto più importante - fa rilevare Bullegas - è che la previsione di far insediare circa 18 mila persone sulle coste è sconvolgente per il nostro ecosistema. Se consumassimo il nostro patrimonio costiero in questo modo mi domando quale modello di crescita ipotizziamo per la nostra comunità». Secondo l’esponente dell’‘Isola che c’è’ occorrerebbe invece valutare appieno come gli 11 mila abitanti siano tali solo sulla carta. Purtroppo, soprattutto in questi ultimi anni sono di molto aumentate le persone che vivono e lavorano al di fuori dell’isola, pur mantenendo la loro residenza in paese.
 L’altra questione fondante è quella di allargare il perimetro del centro storico, attualmente confinato solo alle zone immediatamente a ridosso della chiesa di Sant’Antioco Martire: «È chiaro adesso come si sia voluto restringere il perimetro del centro storico - continua Bullegas - per paura dei vincoli. Abbiamo però verificato che far parte del centro storico costituisce un’opportunità, per via dei finanziamenti previsti per il risanamento di queste aree. Questo è un altro motivo per modificare il Puc». Il centro storico dovrebbe comprendere anche parte delle vie Cavour e Garibaldi, riferirsi insomma al profilo del paese agli inizi del 1900. Per quanto riguarda la zona vicino all’area archeologica, un anello di zona C che circonda tutta la zona i due politici hanno le idee altrettanto chiare: «La zona C è situata esattamente nella direttrice della vecchia città nuragica, fenicio punica e romana - sostiene Massa - anche oggi sono visibili tracce fino alla vecchia chiesa di Santa Isandara. Non capiamo come sia stato possibile che la Soprintendenza abbia autorizzato il comune ad espandersi in quella zona». Massa chiarisce che fino ai precedenti piani di fabbricazione lo sviluppo della città era orientato verso sud, in direzione della ex Sardamag. Un tempo, lo stabilimento chimico costituiva un freno all’espansione in quella direttrice, oggi che il problema non esiste più occorre riprendere a sviluppare il paese in quella direzione: «I terreni immediatamente vicini alla zona archeologica erano idonei per i vigneti - sostiene Massa - e per il carignano. Recuperiamo insieme alle nostre vestigia la tradizionale cultura agricola. Occorre aumentare la produzione di vini di qualità - insiste Massa - e quei terreni sabbiosi sono l’ideale perchè questo possa avvenire».
Carlo Floris