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| DOMENICA, 21 MARZO 2004 | |
| Pagina 8 - Cagliari |
| «La pesca volano del turismo» |
| Lidea della coop la Sulcitana per creare nuova occupazione |
| SANTANTIOCO. «La Comunità Economica europea di fatto sta abolendo i vecchi mestieri - dice Antonello Dessì, presidente della cooperativa di pescatori La Sulcitana - i provvedimenti che mirano ad eliminare alcuni metodi di prelievo del pescato, ad allargare le maglie delle reti, a spingere le imbarcazioni sempre più al largo di fatto causano leliminazione degli addetti alla piccola pesca. In questo modo vengono tutelate solo le grandi barche che praticano la pesca daltura» Dessì elenca tutti i problemi dei pescatori della piccola pesca che a SantAntioco sono circa 400, la più grande flotta di piccole barche dellintera Sardegna. Attualmente, con il fermo biologico i pescatori stanno a casa per circa 45 giornate. A queste occorre sommare altri centoventi giorni di fermo tecnico, tutto per circa tremila euro allanno. Poi le giornate perse per cattivo tempo e, per le barche della nostra zona i giorni di fermo per le attività militari. «Bisognerebbe pensare a qualcosa di alternativo, altrimenti la nostra è una lotta senza prospettive - continua Dessì - Oggi un pescatore, quando è fortunato rimedia circa 800 euro al mese, non mi sembra si possa andare avanti a lungo». Il presidente della Sulcitana racconta che spesso si vedono arrivare in porto barche di dieci metri di che dopo una giornata di lavoro portano a casa 3 kg di pesce. Ammette che il mare si è impoverito, e certi pescatori si salvano perché alle reti hanno sostituito le nasse e nel Golfo di Palmas rimediano qualche polpo. Le licenze di chi va in pensione non vengono sostituite, oggi alla Sulcitana aderiscono circa venticinque soci, quando la società è nata erano circa 70. «Cè una soluzione alla carenza di pescato - aggiunge Dessì - abbiamo preso in concessione la peschiera di Stanne Cirdu e abbiamo impiantato unavannotteria con specie locali e abbiamo creato sei posti di lavoro che potrebbero arrivare a quindici». Per aumentare i posti di lavoro alla Sulcitana hanno pensato di realizzare un punto di ristoro, avviare unattività di pescaturismo, osservazione dei bellissimi e rari uccelli acquatici, un percorso naturalistico scientifico per turisti, bambini e scolaresche. Secondo Dessì va riconsiderato lintero patrimonio di zone umide del territorio. Le Saline, la laguna di SantAntioco, lo stagno di Sa Punte SAliga sono zone naturalmente vocate ad attività di peschiera che potrebbero creare diverse centinaia di posti di lavoro. «Solo lo stagno di Sa Puntae SAliga - sostiene Dessì - può dare lavoro a 50 persone, nella laguna, se fosse adeguatamente attrezzata da Punte Trettu fino al Ponte, potrebbero lavorare circa 200 persone». E sono cifre comparabili con quelle delle altre peschiere lagunari della Sardegna. «Lo sforzo che ora stiamo facendo - conclude Dessì - è di creare un Consorzio per la piccola pesca in cui inserire tutti i pescatori del paese. Potremmo affrontare meglio le conseguenze che le Direttive della Cee comportano per il nostro settore, che rischia di scomparire». Carlo Floris |