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12 Febbraio 2004
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INCHIESTA. L'ULIVO IN SARDEGNA ALLE PRESE COL PRESCELTO DI PRODI E FASSINO
Storia di un candidato vincente e pigliatutto che il tafazzismo di sinistra vorrebbe rifiutare
Oggi la santa alleanza anti-Soru incontra l’odiatissimo imprenditore decisionista che è sceso in campo

Cagliari. Nel suo ufficio alla regione, Renato Cugini sorride e sostiene che «giovedì sarà una giornata importante per tutti, sì, sono ottimista». Fino a che punto? «Diciamo cinquanta e cinquanta». E lo chiama ottimismo? «Sì». Il consigliere regionale Renato Cugini è il segretario diessino della Sardegna e il giovedì di cui parla cade oggi. I maligni riferiscono che in genere, da buon ex comunista, Cugini dica il contrario di quello che pensa. Fatto sta che oggi alle sedici in punto, nella sede dell'Ulivo di Cagliari, in un vecchio palazzo malandato alle spalle di via Roma, Renato Soru incontrerà «una delegazione ristretta» dell'odiatissima, per lui, nomenclatura del centrosinistra sardo. Viceversa, ribaltando la prospettiva, saranno i vertici regionali di Ds, Margherita e Rifondazione a ritrovarsi allo stesso tavolo con l'odiatissimo, per loro, nemico dei partiti. In continente, la storia è nota solo in superficie. Ma sotto, sotto c'è molto di più. E allora, non solo per dovere di cronaca, ma anche per una maggiore comprensione di quello che sta accadendo, conviene iniziare il racconto di questa lunga e complicata vigilia delle prossime regionali in Sardegna con i veleni, le faide, le vendette, le polemiche, le manovre, i veti che hanno segnato con un impressionante ritmo quotidiano quasi sette mesi di scontri e contrapposizioni nell'Ulivo sardo.
Sette mesi, infatti, sono trascorsi da quando il geniale inventore di Tiscali, Renato Soru, ha annunciato di volersi candidare a presidente della regione sotto la bandiera del centrosinistra. La data precisa è l'otto agosto del 2003, e molti già la ricordano a memoria, chi per enfatizzare una sorta di resurrezione dell'orgoglio sardo, stilabrato e stremato da dieci anni di malgoverno (cinque della sinistra e cinque della destra), chi invece per sottolineare con rabbia e mestizia l'avvento funesto di un Venerdì santo non contemplato dal calendario della politica. Quel giorno, con una lettera spedita ai due giornali più letti in Sardegna, l'Unione Sarda e la Nuova Sardegna, l'imprenditore Soru fa come il Berlusconi di dieci anni fa e dà vita a Progetto Sardegna: io scendo in campo, sta a voi seguirmi. Solo che la sinistra non è la destra e così l'autoinvestitura di Mister Tiscali diventa per qualcuno un'irruzione non affatto gradita, una mossa decisionista che va contro la collegialità della coalizione. Quel qualcuno sono i segretari regionali di Ds, Margherita, Rifondazione, Sdi, dei comunisti cossuttiani, dei repubblicani della Sbarbati e persino dell'Italia dei Valori dipietrista. Il loro ragionamento è il seguente: nemmeno un mese fa, il 18 luglio, abbiamo fatto una cosa che non si vedeva da una vita, siamo andati oltre l'Ulivo con l'unità di tutte le opposizioni al centrodestra, ma la mossa di Soru divide e non unisce. Enfasi per enfasi, all'unità sventolata è stato dato il nome di Convenzione del 18 luglio. Dentro ci sono anche il glorioso Partito sardo d'azione, Verdi, Udeur e la Rete dei movimenti. Ma l'annuncio di Soru stravolge tutto.
La Rete dei movimenti e la strana coppia Verdi-Udeur, su input di Pecoraro Scanio e Mastella, si sfilano. Appoggiano Soru. Gli altri segretari della Convenzione cominciano la resistenza a Soru. I loro partiti, però, si spaccano in verticale e in orizzontale. I Ds sono il caso più clamoroso. Cugini è un fassiniano di derivazione dalemiana. Anche Antonello Cabras, responsabile nazionale della Quercia per gli enti locali, è un fassiniano, ma di origine socialista. Il primo, Cugini, diventa l'icona degli anti-Soru, il secondo, Cabras, quella dei pro-Soru. Con Cugini si schiera Emanuele Sanna, considerato la potente eminenza grigia dei ds sardi. Con Cabras vanno gli ex miglioristi definiti macciottiani, dal nome dell'ex sottosegretario Macciotta. Insieme con Cabras, poi, si rivedono anche dei fuoriusciti, gente un tempo epurata perché il termine riformista non andava tanto di moda, tipo Graziano Milia, ex sindaco ds di Quartu Sant'Elena. Soru comincia il suo tour elettorale (a tutt'oggi ha girato già una cinquantina di comuni) e Cabras lo accompagna quando può. Cugini organizza la fronda, rassegna pure le dimissioni per alcuni giorni e sostiene che la base è con lui. Soru prende le misure: in numerose assemblee, sempre stracolme di gente, soprattutto militanti ds, attacca la nomenclatura incollata alle poltrone e dice che lui crede nei partiti a prescindere dagli attuali dirigenti. Il problema vero è che Soru fa capire di voler fare il presidente sul serio, senza rimanere ostaggio dei partiti.
Il riferimento non è tanto alla giunta uscente di centrodestra, ma alla precedente gestione dell'Ulivo, che costrinse Federico Palomba, magistrato super partes definito da tutti una brava persona, a subire sette crisi in cinque anni. Ma su Soru grava anche un altro peccato originale: la sua decisione sarebbe stata sollecitata da Prodi e Parisi (ma non da Rutelli), da Fassino e D'Alema (ma non dal sassarese Gavino Angius). Dice Cugini: «Soru è un candidato che viene spinto molto da Roma, dal gruppo dirigente del partito, e questo lo rende ancora più debole. Sono dispiaciuto anche per il silenzio di Angius, non si sta interessando a questi problemi, eppure ci avrebbe aiutato molto. Io e Angius siamo cresciuti insieme nella Fgci». Ma perché non volete Soru, i sondaggi lo danno vincente in tutte le salse, con o senza il centrosinistra? «Con il disastro lasciato dal Polo, il centrosinistra vincerebbe comunque. E poi non mi convince questa volontà conflittuale con i partiti. Soru è un ottimo imprenditore ma senza esperienza politica, le sue prime iniziative hanno diviso e non unito. Anche io sono un decisionista ma tengo sempre presente il quadro d'insieme. La coalizione oggi è un grande valore e noi vogliamo iniziare un ciclo vincente. Le nostre proposte le abbiamo avanzate in un documento, tutti insieme. Chiediamo garanzie sulla collegialità, deve essere un presidente che si faccia carico dell'unità della coalizione, vogliamo leggere il suo programma che è ancora sconosciuto. Se Soru non si irrigidisce, giovedì sarà una giornata importante». Giovedì è oggi. Le previsioni sono di grande incertezza. Due le alternative: o si trova l'accordo oppure si rompe tutto. Quest'ultimo caso, per i Ds, sarebbe una jattura devastante. Anche se Cugini fa il sornione e assicura: «Vado all'incontro per non rompere. In ogni caso, sono convinto che anche senza Soru candidato tutti sosterranno il partito, compreso Cabras». Ma per Fassino, si racconta, sarebbe una figuraccia di non poco conto. (1. continua)


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