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INCHIESTA. LA NOMENKLATURA LOCALE LO ODIA, MA PIACE ANCHE AL POPOLO DI PILI
L'apologo di Arzachena e il grande capo Sioux
Soru fa il guru per sedurre l'orgoglio dei sardi
Viaggo nell’eloquio di un outsider, che non sa parlare in pubblico ma ha sempre qualcosa da dire
Cagliari. «C'è ad Arzachena una vecchia signora che ha acquistato 160 ettari di terreno per lasciarlo così com'è. Uno stazzo, un anfiteatro naturale di rocce di granito, una foresta di lecci animata da spiriti, come tutti i luoghi non invasi dall'uomo. All'inizio gli abitanti delle zone vicine la guardavano con sospetto: perché non costruisce un villaggio turistico? Poi, quando sono stati invitati alla prima grande festa campestre, hanno capito. Il vantaggio è lasciare tutto com'è»; «Per me non cerco niente oltre a quello che non possa ottenere da solo, col mio lavoro»; «Non mi aspettavo che i partiti mi ringraziassero, ma neanche che erigessero ostacoli»; «Non è un problema di autonomia, ma di dignità. Ho visto una classe politica accogliere in ginocchio chi veniva a proporre altre dieci Costa Smeralda. E mi sono spaventato»; «Primo: trovare voti anche dove non si vota per il centrosinistra»; «Abbiamo villaggi turistici senz'anima. Se un viaggio in Sardegna sarà uguale a un viaggio a Sharm el Sheikh non c'è motivo per venirci, ecco perché l'identità è importante»; «Sono un timido consapevole. Il problema non è avere facilità di parola, l'importante è avere qualcosa da dire ogni tanto»; «La Sardegna è un campo giochi dove assistiamo a partite altrui»; «Quello che il mondo globale vuole da noi è proprio questo, la nostra diversità»; «La mia Sardegna è quella degli spazi infiniti, ricca di risorse altrove introvabili, e per questo preziose: il buio e il silenzio». Da quando, nell'agosto scorso, ha annunciato di candidarsi a presidente della regione, con la speranza di rappresentare tutto il centrosinistra, Renato Soru non fa altro che girare la Sardegna e raccontare aneddoti o distribuire sagge pillole della sua speciale filosofia personale. Soru ha fama di persona timida ma diffidente, è fiero del suo accento sardo e per questo piace a tantissimi. La notizia della sua discesa in campo ha sollevato entusiasmi ovunque, a sinistra, dove Mister Tiscali ha detto di collocarsi, ma anche tra i sardi che nel 1999 hanno votato a furor di popolo Mauro Pili, il giovane pupillo di Silvio Berlusconi rimasto poi prigioniero dei potentissimi notabili del centrodestra regionale. Il signor Marcello fa il tassista a Cagliari e cinque anni fa dette la preferenza a Pili. Oggi dice: «Come sardo sono orgoglioso di Soru, di quello che ha fatto. Quando porto un giapponese o un americano e loro mi dicono “Tiscali, Sardegna” comprendo quello che ha combinato quest'uomo. Alla Sardegna il suo impegno politico non può fare che bene». I sondaggi danno Soru vincente contro tutti, anche se dovesse correre da solo, nell'ipotesi non tanto remota che il centrosinistra sardo dovesse suicidarsi e decidere di non appoggiarlo, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi. I suoi avversari, cioè quasi tutti i segretari dell'Ulivo più Rifondazione e Partito sardo d'azione, lo accusano di essere un candidato imposto da Roma. L'accusa è vera, ma solo perché in Sardegna non c'era altra via d'uscita per non perdere quest'occasione. Come spiega Antonello Cabras, responsabile nazionale ds per gli enti locali: «La scelta di Soru nasce dalla profonda crisi tra la società sarda e il sistema politico, sia di centrosinistra, sia di centrodestra. A livello nazionale, tutti hanno colto la potenzialità di questa candidatura, a livello locale no. Ma credo che alla fine si convinceranno, a meno che non scelgano la strada del suicidio». Da due giorni, Soru è impegnato in una serie estenuante di vertici con i segretari regionali di Ds, Margherita e Rifondazione comunista. Dagli ambienti romani del partito di Arturo Parisi fanno sapere che in fondo la resistenza della nomenclatura locale «è solo una questione di partitocrazia cieca e miope che punta a ottenere posti per sé nel listino o nella giunta, sono manovre di vecchissima politica che Soru non intende accettare, ha già detto che una metà del listino sarà riservata alle donne, l'altra a facce nuove». A Roma la candidatura di Soru nacque la scorsa estate da un'imbeccata di Antonello Soro, deputato rutelliano, a Parisi. Soro, sardo come Soru, voleva giocare in prima persona la partita a presidente e così chiese al professore: «In giro si parla di Soru, sondalo e vedi che c'è di vero». Parisi chiamò Soru e quando si videro con loro c'era anche Romano Prodi. Mister Tiscali confermò la voce che circolava e i due cercarono di sconsigliarlo. Ma lui, testardo, si racconta, «manifestò tanta passione che Prodi e Parisi, e successivamente anche Enrico Letta, finirono per incoraggiarlo». Lo stesso, poi, avvenne nei Ds, con Piero Fassino e Massimo D'Alema entusiasti della scelta. Oggi, a sette mesi di distanza, Soru è diventato il candidato dei sardi. Quasi ogni giorno c'è un'assemblea pubblica organizzata per sentirlo parlare. A invitarlo è soprattutto la base ds, a dispetto dei vertici regionali del partito. Il suo cavallo di battaglia è l'identità sarda e quando prende la parola, anche dopo quindici interventi di fila, come è successo lunedì scorso a Quartu Sant'Elena, nessuno fiata. In genere, le sue pause sono l'incipit di qualche sorpresa, capace di suscitare clamore e polemiche. Soru è un irregolare spontaneo. Irrita, per esempio, i girotondini che lo sostengono quando dice di essere un riformista, favorevole al Triciclo. Ma poi strappa il loro applauso quando ha il coraggio di dare voce a quello che, in Sardegna, molti si limitano solo a pensare: «Se l'Europa fosse stata più forte non avremmo avuto la Brigata Sassari a Nassiriya. Vogliamo bene ai nostri soldati, ma non va spettacolarizzato il loro ritorno, quasi non fossero partiti per un posto di lavoro». La mobilitazione per Soru presenta caratteri eterogenei al massimo: militanti del centrosinistra, tassisti di destra, ambientalisti, radicali, industriali come Massimo Cellino, presidente del Cagliari, e Giorgio Mazzella, a capo del Cis-Banca Intesa, girotondini, sindacalisti, no global. Anche Francesco Cossiga lo vedrebbe di buon occhio. Nello staff di Soru ci sono una decina di giovani dissidenti della Margherita regionale, mentre i suoi principali consiglieri politici sono due: Giuliano Murgia, ex socialista della Cgil, e Pietrino Soddu, un tempo democristiano. La sua lista per le regionali si chiamerà Progetto Sardegna. In questi mesi non ha trascurato nulla o quasi. Anzi. Un buco c'è. Il re italiano di Internet ancora non ha un sito ufficiale. In compenso due storici ambientalisti sardi hanno lanciato www.soruforpresident.org che fa quattrocento contatti al giorno e raccoglie tutto quello che c'è da sapere su Soru e le prossime regionali. Gli ideatori del sito sono Bruno Caria, presidente degli Amici della Terra in Sardegna, e Massimo Manca, ex assessore verde di Quartu. Si sono schierati con Soru da subito per un motivo in particolare: «Soru parla delle tre A, ambiente-agricoltura-artigianato. E nella sua prima conferenza stampa ha citato quel capo indiano dei Sioux che diceva: “La terra mi è stata data in prestito perché la devo trasmettere ai miei figli”. Quando vent'anni fa dicevamo noi queste cose tutti ci ridevano appresso. Oggi le dice Soru e per noi è una soddisfazione enorme». (3.continua)
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