LIBERTA' di lunedì 3 gennaio 2005 > Prima Pagina
La riflessione Il coraggio di tutelare l'ambiente di GIULIA MARIA MOZZONI CRESPI Mai come in questi ultimi mesi il paesaggio italiano è stato tanto maltrattato e minacciato. Era l'inizio dell'anno quando con l'emendamento all'articolo 32 della legge delega in materia ambientale si prefigurava una totale depenalizzazione di ogni genere di reato ambientale e a dispetto di ogni legalità, ed ecco di nuovo, lo scorso ottobre, un altro attacco all'ambiente: un provvedimento concepito ancora una volta per depenalizzare i reati commessi ai danni del paesaggio e ancora una volta all'interno di quella stessa e tanto discutibile delega ambientale. Non c'è limite al peggio. Si aggrediscono le aree protette con una sanatoria senza precedenti che per di più fa carta straccia del nuovo Codice per i Beni culturali e il Paesaggio (dove si dichiara esattamente il contrario), si riducono i perimetri dei parchi come quello del Monte di Portofino, oggi flagellato anche dai cinghiali (che gli animalisti si ostinano a difendere, forse ignari dei danni gravissimi che arrecano al nostro ambiente), si attenta persino all'incolumità di un paradiso come quello delle Eolie, si eliminano i già rari vincoli ambientali che a fatica tutelano piccole porzioni del paesaggio italiano, dando via libera alle ruspe che immancabilmente entrano in funzione quando cadono i paletti. In questo scenario catastrofico, però, si intravede una speranza. È una speranza che arriva da un'isola lontana: la Sardegna. Un'isola già in passato molto sfruttata dai Savoia che hanno attivato decine di miniere e non hanno esitato a sacrificarne i boschi per trarne la legna necessaria per le traversine delle ferrovie. In Sardegna, appunto, un giovane governatore, Renato Soru, si sta incamminando verso il futuro con coraggio, dimostrando di aver capito come la ricchezza di quell'isola sia legata a filo doppio alla salvaguardia della sua bellezza. Non sono molti quelli che - come Soru - avrebbero avuto il coraggio, all'indomani del loro insediamento, di emettere un "decreto salvacoste" in cui si blocca qualsiasi con-cessione edilizia a 2 chilometri dalle coste dell'intera Sardegna. Non sono molti quelli che avrebbero difeso un simile provvedimento di fronte ai sindaci in rivolta, sapendo che conta di più salvare il salvabile mentre in Regione si provvede a elaborare nuovi e più efficaci piani paesistici, in sostituzione di quelli, del tutto inadeguati, messi a punto a partire dall'approvazione della legge Galasso e in seguito quasi tutti annullati dal Consiglio di Stato. Soru sta andando controcorrente, ma in una direzione che noi del Fai sentiamo essere profondamente giusta, perché parte dal rispetto dell'ambiente per arrivare a una piena riqualificazione e valorizzazione delle risorse dell'isola. E questa l'unica strada percorribile. È un esempio per tutti, ma anche un segnale positivo che per fortuna non è isolato. Penso a quelle regioni che, come la Toscana e le Marche, si stanno battendo contro la produzione di organismi geneticamente modificati sul loro territorio. E a quelle che si sono opposte al condono edilizio, dapprima ricorrendo alla Corte Costituzionale che purtroppo ha considerato il provvedimento legittimo e ora - e sono 15 a farlo - mettendo una serie di vincoli e paletti che, si spera, attutiranno l'effetto di quella sciagurata sanatoria. Ecco allora che possiamo guardare all'anno nuovo con un senso di rinnovata fiducia, perché tutto ciò testimonia come si stia diffondendo la consapevolezza dei problemi che gravano sull'Italia. Giulia Maria Mozzoni Crespi *Presidente del FAI
03/01/2005
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