Disabili, nella città dei negozianti ostili
Gradini e scivoli molto pericolosi ovunque in centro e in periferia



 CARBONIA. Se il grado di civiltà raggiunto da una comunità può determinarsi dall’attenzione ai diritti dei disabili, Carbonia preoccupa. Si parla di barriere architettoniche, e non si guardi ai soli edifici pubblici. Questa volta, l’obiettivo è puntato sugli esercizi commerciali: meno Stato più mercato? Neanche per sogno: se le pubbliche amministrazioni che hanno uffici e presidi in città hanno cercato di mettere una pezza alle situazioni più gravi - ma c’è ancora tanto da fare - il privato mette in mostra un quadro sconfortante.
 La barriera è pressoché sistematica: segno efficacissimo di una disattenzione assoluta. Parrebbe - non è così, certo, ma l’impressione è forte - che ai commercianti, soprattutto ai dettaglianti, del cliente disabile non importi nulla. Si fa di tutto perché non abbia accesso facile: e il principio vale in centro e vale in periferia. Almeno da questo punto di vista, non si fanno differenze. Il viaggio comincia in piazza Matteotti, angolo piazza San Ponziano. Perfino i nuovo esercizi hanno mantenuto i gradini all’ingresso. È un problema, questo, che rimanda alla responsabilità del comune e dell’Asl. Non si consente ad un locale pubblico di aprire i battenti se non rispetta le leggi sull’igiene e sulla sicurezza: l’accesso ai disabili rimane un optional. È la Comunità di via Marconi a gridare allo scandalo: l’associazione di volontariato, da vent’anni sul campo per i diritti dei disabili, rincara la dose: «Anni fa avevamo proposto che un tecnico di nostra fiducia fosse inserito, in funzione consultiva, nella commissione edilizia: una proposta che non è stata presa neppure in considerazione. Adesso la commissione edilizia non esiste più, ma l’esigenza è ancora valida. Vorremmo che il comune la prendesse sul serio, nelle forme che si potranno concordare. Siamo convinti che tanti progetti che, sulla carta, sono conformi alla legge, vengono poi realizzati in difformità e in violazione della stessa». Incidentalmente, va detto che il comando della Polizia municipale è del tutto inaccessibile ai disabili. E se, da piazza Matteotti, ci si sposta in via Gramsci, il cosiddetto «salotto della città», lo scalino domina incontrastato. Il «tiranno» che nessuno sa e vuole abbattere scompare solo in pochi casi. Ma nel grande magazzino, non solo il disabile ma anche la mamma con carrozzina e bébé al seguito, può frequentare il solo piano terra: di sopra non si va, off limits, perché la scala mobile va solo su e per scendere c’è una scalinata degna della «Wandissima»: là fuori, però, non ci si commuove, la discriminazione irrita, fa venir voglia di urlare. Il rialzo è grande e grandissimo, piccolo e piccolissimo: addirittura sull’ingresso e pure oltre la soglia. Negozi di abbigliamento, di elettrodomestici, studi medici, banca, farmacia: tutti salvo, come detto, pochi «sovversivi», ma c’è anche chi ha fatto realizzare lo scivolo con una pendenza vertiginosa. In periferia succede più o meno la stessa cosa: i più attenti sembrerebbero i rivenditori di automobili, ma l’attenzione non è per il disabile, ma per le quattro ruote che devono scivolare fuori dal salone. Ecco, se l’uomo non gode della massima attenzione, la macchina è ben coccolata: scivoli e scivoloni, all’ingresso dei cortili e per l’assalto al marciapiede, tra disabile e ammortizzatore la scelta è chiara. (g.d.p.)