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sabato, 12 febbraio 2005 |
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venerdì, 11 febbraio 2005 Per la Regione un nuovo piano per i Servizi Sociali
La giunta Soru ha approvato ieri pomeriggio il nuovo piano regionale per i servizi sociali e la legge di riordino della normativa nel settore. Il Piano sceglie dieci priorità sulle quali appare strategico intervenire e prevede nuove condizioni per una nuova politica della spesa, basata sul passaggio da erogazioni settoriali a fondi locali di cittadinanza. I territori sono coinvolti con la competenza nella predisposizione del Piano Locale Unitario dei Servizi alla Persona.
CAGLIARI - La Sardegna ha un nuovo piano triennale per i servizi sociali. Su proposta dell’assessore alla Sanità e all’Assistenza Sociale Nerina Dirindin, la Giunta Soru lo ha approvato ieri pomeriggio. L’ultimo Piano era stato approvato nel 1998 e a partire dal 2000 era stato continuamente prorogato. L’esecutivo ha anche approvato una legge di riordino della normativa riguardante i servizi sociali.
Partendo da un’analisi delle esigenze della popolazione e da una valutazione dei risultati raggiunti dalle precedenti esperienze di programmazione, il nuovo Piano Sociale 2006-2008 definisce un insieme di obiettivi e di azioni per qualificare il sistema di welfare, e propone nuovi strumenti di carattere strategico e gestionale. Il documento è stato predisposto tenendo conto di una pluralità di contributi: dalle proposte espresse da operatori, associazioni e cittadini nell’ambito degli incontri organizzati in varie parti dell’isola, alla consultazione di gruppi di lavoro, non formalizzati, composti da operatori del settore e rappresentanti di associazioni di volontariato e di mutuo-aiuto; dai documenti predisposti dalla Consulta regionale dei servizi sociali, alle note e alle proposte inviate da associazioni ed esperti. Il Piano è stato inoltre illustrato alla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria e verrà sottoposto alla Consulta regionale per i servizi socio-assistenziali. Per acquisire ulteriori contributi sarà ulteriormente pubblicizzato, sia attraverso incontri di approfondimento sia attraverso la pubblicazione nel sito internet della Regione. Dopo un’analisi dei bisogni, il Piano sceglie dieci priorità sulle quali appare strategico intervenire. Gli obiettivi delineati coinvolgono trasversalmente le politiche sociali, le politiche sociosanitarie e quelle sanitarie, come la bassa natalità (che vede la Sardegna al di sotto della media nazionale), il conseguente rapido invecchiamento della popolazione, lo sviluppo del capitale umano della regione (con particolare riferimento ai giovani), le condizioni di vita familiare e le forme di sostegno delle responsabilità genitoriali. Vengono ancora trattati i rapporti tra generazioni e le condizioni per incrementare il sostegno reciproco, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, le persone più deboli e fragili (per limitazioni psicofisiche e non autosufficienza), il disturbo mentale con le sue conseguenze sulla vita personale e familiare. Infine viene dato spazio anche ai comportamenti potenzialmente autolesivi e al loro impatto sociale, e alla promozione della cultura della partecipazione, della legalità e della sussidiarietà. Il Piano prevede nuove condizioni per una nuova politica della spesa, basata sul passaggio da erogazioni settoriali a fondi locali di cittadinanza. Attualmente le risorse finanziarie destinate dalla Regione ai servizi sociali (104 euro pro capite) possono essere classificate in due categorie: quelle destinate a finanziare i servizi sociali sulla base della spesa storica (50 euro) e quelle destinate a un insieme di leggi finalizzate. Per entrambe le categorie (spesa storica e leggi finalizzate), le risorse sono distribuite sostanzialmente in relazione alla popolazione delle nuove province. La Regione invece punta sulla trasparenza nella ripartizione delle risorse, sulla certezza ai fini della programmazione (determinando l’ammontare delle risorse in tempo utile per facilitare le scelte locali), sulla sostenibilità nel complesso delle risorse regionali, sull'unitarietà in contrapposizione alla attuale frammentarietà delle scelte di finanziamento, sulla corresponsabilità finanziaria tra Regione e enti locali in una logica di sussidiarietà e sull'equità (con criteri di ripartizione che tengano conto del bisogno assistenziale della comunità locale e della difficoltà di organizzare la risposta in territori morfologicamente diversi). La filosofia del Piano troverà una coerente articolazione nei territori, ai quali compete la predisposizione del Piano Locale Unitario dei Servizi alla Persona (Plus). Le norme oggi prevedono che il programma delle attività territoriali sia elaborato dalla Asl e dagli enti locali, mentre agli enti locali e alle associazioni di volontariato competono i Piani di Zona. Il Plus unifica queste programmazioni, consentendo una reale integrazione tra sanitario, socio sanitario e sociale. In una prima fase i Plus verranno redatti in ambito dei 23 territori delimitati dai Distretti sanitari. A regime si punta ad arrivare ad una programmazione a livello provinciale. Il processo verrà affiancato da una capillare opera di formazione e accompagnamento degli operatori e dei cittadini che dovranno acquisire nuovi metodi di lavoro per una progettazione partecipata. Ultimo aggiornamento:
11-02-2005 20:50:57
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