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 Attese per mercoledì decisioni su nuove iniziative di lotta dei pescatori sulcitani
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Imprese di pesca costrette a licenziare
Il mancato pagamento degli indennizzi mette in crisi decine di aziende del settore
e.c.
TEULADA. Pronti a licenziare.
Scatta l'offensiva di decine di imprese di pesca che fra qualche giorno potrebbero rinunciare alla collaborazione di marinai e capibarca per protestare contro la mancata soluzione della vertenza degli indennizzi militari. Sarebbero centinaia di posti di lavoro in meno con
conseguenze disastrose per la fragile economia del settore. Si attende la riunione di mercoledì, convocata a Sant'Antioco, nel corso della quale saranno assunte eventuali decisioni di lotta. I pescatori hanno però già annunciato la decisione di coinvolgere nella vertenza le
amministrazioni comunali.
Fra le marinerie sulcitane
la tensione è molto forte: l'incontro al ministero della Difesa è stato inutile. Sin dal pomeriggio di giovedì è stato un
intrecciarsi di telefonate per
commentare a caldo (la riunione con il sottosegretario
Cicu è terminata poco prima
delle 15) i risultati di un confronto lungamente atteso. Alla fine solo giudizi negativi.
Nei giorni seguenti è scattata
la macchina organizzativa
del sindacato e delle associazioni di categoria per promuovere un'assemblea generale.
Intanto però la base preme
per immediate manifestazioni di protesta. Solo mercoledì
però saranno assunte decisioni. Nell'attesa niente dichiarazioni ufficiali. Qualcosa tuttavia si coglie nei colloqui informali con decine di pescatori,
ormai pronti a tutto. Si pensa
ad una scelta dolorosa, ma
inevitabile, quella del licenziamento dei dipendenti. Il taglio potrebbe riguardare almeno 300 lavoratori. Per loro
non ci sarebbe tuttavia cassa
integrazione o altri ammortizzatori sociali. Da un giorno all'altro entrerebbero nelle file,
già super affollate, degli altri
senza lavoro del territorio. I
motivi della clamorosa decisione sarebbero dettati dall'impossibilità di continuare
a gestire delle imprese di pesca omai in perdita. Marinai
e capibarca sino ad oggi sono
stati indennizzati per le giornate di lavoro perse a causa
delle interdizioni militari,
mentre gli armatori hanno dovuto provvedere alle spese,
spesso ingenti, derivanti dagli oneri fissi senza che si verificassero le necessarie entrate economiche. Tensione
alle stelle dunque e qualche
episodio indecifrabile. Per ieri mattina era stata annunciata una fantomatica protesta
di sostegno ai pescatori, da
parte di no-global ed autonomi, davanti alla base militare
di Capo Teulada. Grande dispiegamento di forze dell'ordine ma di manifestanti neppure l'ombra. Intanto i pescatori cercano consensi. Le loro
iniziative infatti sono state accolte tiepidamente dalle popolazioni del territorio ed ignorate dalle amministrazioni comunali. Una frattura dovuta
ad inevitabili divergenze in
materia di indennizzi. Per pagare i pescatori sono stati dimezzati i contributi del ministero ai comuni. I territori effettivamente interessati dalla
presenza di servitù e demani
militari infine mal sopportano che gli indennizzi vengano
concessi anche a quei pescatori che operano in aree lontanissime dalle zone militari e
che di conseguenza non possono subire alcuna interdizione della loro attività.
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