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domenica 1 dicembre 2002    



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Attese per mercoledì decisioni su nuove iniziative di lotta dei pescatori sulcitani
Imprese di pesca costrette a licenziare
Il mancato pagamento degli indennizzi
mette in crisi decine di aziende del settore

e.c.

TEULADA. Pronti a licenziare. Scatta l'offensiva di decine di imprese di pesca che fra qualche giorno potrebbero rinunciare alla collaborazione di marinai e capibarca per protestare contro la mancata soluzione della vertenza degli indennizzi militari. Sarebbero centinaia di posti di lavoro in meno con conseguenze disastrose per la fragile economia del settore. Si attende la riunione di mercoledì, convocata a Sant'Antioco, nel corso della quale saranno assunte eventuali decisioni di lotta. I pescatori hanno però già annunciato la decisione di coinvolgere nella vertenza le amministrazioni comunali.
Fra le marinerie sulcitane la tensione è molto forte: l'incontro al ministero della Difesa è stato inutile. Sin dal pomeriggio di giovedì è stato un intrecciarsi di telefonate per commentare a caldo (la riunione con il sottosegretario Cicu è terminata poco prima delle 15) i risultati di un confronto lungamente atteso. Alla fine solo giudizi negativi. Nei giorni seguenti è scattata la macchina organizzativa del sindacato e delle associazioni di categoria per promuovere un'assemblea generale. Intanto però la base preme per immediate manifestazioni di protesta. Solo mercoledì però saranno assunte decisioni. Nell'attesa niente dichiarazioni ufficiali. Qualcosa tuttavia si coglie nei colloqui informali con decine di pescatori, ormai pronti a tutto. Si pensa ad una scelta dolorosa, ma inevitabile, quella del licenziamento dei dipendenti. Il taglio potrebbe riguardare almeno 300 lavoratori. Per loro non ci sarebbe tuttavia cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali. Da un giorno all'altro entrerebbero nelle file, già super affollate, degli altri senza lavoro del territorio. I motivi della clamorosa decisione sarebbero dettati dall'impossibilità di continuare a gestire delle imprese di pesca omai in perdita. Marinai e capibarca sino ad oggi sono stati indennizzati per le giornate di lavoro perse a causa delle interdizioni militari, mentre gli armatori hanno dovuto provvedere alle spese, spesso ingenti, derivanti dagli oneri fissi senza che si verificassero le necessarie entrate economiche. Tensione alle stelle dunque e qualche episodio indecifrabile. Per ieri mattina era stata annunciata una fantomatica protesta di sostegno ai pescatori, da parte di no-global ed autonomi, davanti alla base militare di Capo Teulada. Grande dispiegamento di forze dell'ordine ma di manifestanti neppure l'ombra. Intanto i pescatori cercano consensi. Le loro iniziative infatti sono state accolte tiepidamente dalle popolazioni del territorio ed ignorate dalle amministrazioni comunali. Una frattura dovuta ad inevitabili divergenze in materia di indennizzi. Per pagare i pescatori sono stati dimezzati i contributi del ministero ai comuni. I territori effettivamente interessati dalla presenza di servitù e demani militari infine mal sopportano che gli indennizzi vengano concessi anche a quei pescatori che operano in aree lontanissime dalle zone militari e che di conseguenza non possono subire alcuna interdizione della loro attività.



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