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SANT'ANTIOCO
L'arte secolare dei maestri d'ascia: dalle botti alla vela latina

c.f.

SANT'ANTIOCO. È dai primi anni del secolo scorso che i Sitzia costruiscono barche, prima era maestri bottai. A lavorare nella cantieristica cominciò Candido, il padre di Salvatore e Antonello. Dapprima erano cius, le barche a fondo piatto utilizzate soprattutto in laguna, e riparazioni per le imbarcazioni da carico a vela. Allora l'impresa si occupava anche dei parabordi dei moli e della recinzione del porto.
«Io sono andato via, per fare esperienze diverse ed ho lavorato a Carloforte, a Cagliari e Sarroch, ho anche frequentato dei corsi e sostenuto degli esami a Civitavecchia e Civitanova Marche ed ora sono abilitato a progettare e costruire imbarcazioni fino a 150 tonnellate di stazza - dice Salvatore, il più anziano dei due titolari - costruiamo barche esclusivamente in legno, per l'ossatura quercia nazionale ed estera, per il fasciame pino o legni esotici come l'acajùe cotibè, per la chiglia azobe, un legno resistentissimo. Per gli interni invece, a richiesta dei clienti si usano il mogano o più semplicemente abete, douglas o peach pine stagionati artificialmente».
È un lavoro di tempi lunghi fatto in modo artigianale, e per una barca di 14 metri il cliente deve attendere sette mesi, nei quali però può vedere la "creatura" crescere giorno per giorno e continua: «I nostri prodotti vanno dai chiattini, ormai molto rari, ai gozzi, lance, pescherecci, barche a poppa tonda, poppa norvegese, barche plananti, da 30 nodi di velocità, dai 5 fino ai 22 metri. Il 98% delle imbarcazioni sono per il lavoro e il 2% per il diporto, a motore o a vela latina ed i clienti vengono da tutta la Sardegna, ma anche dal continente».
Poi c'è il lavoro di riparazione e Salvatore dice con orgoglio: «Per le manutenzioni abbiamo avuto barche da tutto il Mediterraneo e perfino inglesi. Certo - aggiunge - ci vorrebbe un fondale oltre i 4 metri e una banchina per il Travel Lift, ho calcolato un investimento superiore al milione e mezzo di euro, e francamente sono tanti per le nostre forze, non ci sono incentivi per la cantieristica che consentano investimenti di questa portata».
Malgrado tutto il futuro non è male per Salvatore perché: «C'è mio figlio Leonardo, che ha 22 anni, e come me fin da piccolo ha respirato l'aria del cantiere ed è l'unico che abbia seguito le nostre orme».



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