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SANT'ANTIOCO
Scuola, quando le barriere si chiamano burocrazia
Carlo Floris
SANT'ANTIOCO. «Sono stanca e molto amareggiata, ad ogni passaggio di
scuola mi devo organizzare per combattere contro muri di difficoltà. Sentirmi
sempre dire "questo non è possibile, deve avere pazienza", mentre il disagio si
ripercuote su Muzio. Sono da poco tornata dall'ospedale Gaslini di Genova, dove
lo portiamo per i controlli e anche loro
mi hanno raccomandato di far svolgere
una vita la più normale possibile al ragazzo - Dice P.A., madre di uno studente liceale di 13 anni che ha bisogno d'assistenza quando deve recarsi alla toilette e
continua - lui può fare tutto da solo,
ma ha bisogno d'assistenza, qualcuno
che lo sorvegli e se occorre sia pronto ad
intervenire. L'ho iscritto a scuola nel
gennaio di quest'anno e non so se già all'epoca fossero stati informati delle condizioni del ragazzo. In ogni caso a maggio, quando si è fatta l'iscrizione definitiva mi sono preoccupata di verificare come sarebbe stato nella nuova scuola.
Non volevo ricominciare a dover chiedere il rispetto di quello che in fondo è un
diritto, quello di poter studiare. Mi hanno garantito, allora c'era un altro dirigente scolastico, che erano abituati a gestire persone con difficoltà e che non ci
sarebbe stato nessun problema. Invece,
quando è cominciata la scuola sono iniziate le difficoltà. Quando era alle medie
c'erano due persone fra gli ausiliari che
hanno dato una mano e dopo qualche difficoltà legata all'assenza dell'ascensore,
tutti i problemi sono stati superati. Non
voglio fare denunce, passare per i tribunali, voglio che il problema di mio figlio
venga risolto e che lui possa studiare serenamente, le barriere burocratiche sono molto più difficili da superare di quelle architettoniche. Non voglio nemmeno
pensare all'idea di ritirarlo da scuola».
L'assistente sociale del comune Rita Calledda, che segue Muzio da diverso tempo
ed ha predisposto un progetto per l'assistenza extrascolastica dice: «Qualche
tempo fa il problema dell'assistenza alle
persone in difficoltà durante l'orario delle lezioni, è passato dagli enti locali alla
scuola. Noi possiamo dare una mano nel
tempo extrascolastico, lo seguiamo, e insieme a lui altre tre persone, per dargli
una mano a studiare e a vivere meglio il
tempo libero». Il Comune nel nuovo piano socio assistenziale ha presentato un
progetto finanziato al 100% dalla legge
162 che consente per quest'anno di assistere con 2 operatori 4 persone con difficoltà che raddoppieranno nel prossimo
anno. «Non voglio sollevare polemiche
- conclude Rita Calledda - interessa
anche me che il problema del ragazzo
sia risolto. Certo la scuola avrebbe dovuto organizzare i corsi di formazione per
la formazione del suo personale. La scuola ci ha chiesto un assistente, purtroppo
l'assistenza di base compete alla scuola
e noi non abbiamo la disponibilità finanziaria per far fronte al problema».
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